Franchetti

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Ebrei vittime anche di falsi (Gazzetta di Mantova 27-01-2011)

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Ebrei vittime anche di falsi
(Gazzetta di Mantova 27-01-2011)

La soluzione finale dei nazisti, la Shoah, non arrivò all'improvviso come un tumore maligno incomprensibile. Ci sono tante radici dell'antisemitismo che vale la pena di conoscere, anche perché si trovano persino nel socialismo. E l'Istituto mantovano di storia contemporanea ha cercato di farlo ieri, per le celebrazioni del Giorno della Memoria, coordinate da Laura Pradella, invitando Michele Battini, autore de «Il socialismo degli imbecilli», che oggi sarà l'ospite del consiglio congiunto comunale e provinciale alle 17 all'Università. «Il socialismo degli imbecilli» è una frase del 1893 di August Bebel al congresso della socialdemocrazia tedesca. Battini la fa sua per analizzare la relazione fra l'antigiudaismo tradizionale cattolico (ebrei che riconoscono Gesù) e l'antisemitismo economico moderno: il legame è l'accusa di «usura». Dal libro di Battini, che ha conversato con Maurizio Bertolotti, emerge come l'antisemitismo si sia sviluppato dopo l'emancipazione degli ebrei (basta ghetti, cittadini come gli altri) seguito alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino nel 1789. L'impoverimento delle classi lavoratrici imputato alla perfidia degli ebrei banchieri, finanzieri e imprenditori era in realtà conseguenza del mercato autoregolato che libera energie ma rompe antichi equilibri. Capitalisti non erano solo gli ebrei, ma loro erano indicati come usurai già Nel Medioevo. Il mescolarsi, durante la grandi crisi, di ritorni al passato e accuse alle minoranze e a chi rifiuta di assimilarsi, non può non far pensare all'Italia di oggi. E qualcuno cita alcune provocazioni leghiste o il «fastidio» verso le donne con il velo islamico. Il primo antisemitismo moderno nasce in Francia, con scrittori anti-illuministi che rimpiangevano il vecchio ordine sociale. Ma poi trova spazio in parte del movimento socialista che contendeva alla chiesa la critica del capitalismo. Battini ricostruisce questi scenari e si sofferma su un italiano, Paolo Orano, che precede Mussolini nel suo addio al socialismo e che dal Duce sarà incaricato di organizzare la campagna antisemita; sindacalista, Orano fa dell'antisemitismo la base di un'alleanza nazionalista e rivoluzionaria contro il sistema liberale. Battini parla poi dei «Protocolli dei savi anziani di Sion», un documento clamorosamente falso che denunciava una cospirazione ebraica per la conquista del potere mondiale. Se oggi c'è il negazionismo della Shoah, in passato non sono mancate propaganda e falsificazioni. Nel dibattito, interessante è stato anche lo scambio fra Battini ed Emanuele Colorni, ebreo mantovano, su Israele, di cui è stata ricordata la nascita come stato socialista, con i kibbuz e la pianificazione (L'Urss fu la prima a riconoscerlo), poi gli errori in politica estera (la guerra di Suez a quella del '67) fino al rapporto privilegiato con gli Usa. In apertura Rocco Linardi ha ricordato un benefattore mantovano, l'ebreo Franchetti, la cui fondazione dà borse di studio ai giovani.