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Sei qui: Rassegna Stampa Bartali "giusto fra le nazioni": conferenza per "Man Tovà” (VOCE DI MANTOVA 24/04/2019)

Bartali "giusto fra le nazioni": conferenza per "Man Tovà” (VOCE DI MANTOVA 24/04/2019)

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L'Associazione di cultura ebraica "Man Tovà - La città della manna buona", grazie al sostegno del Comune di Mantova e della Fondazione "Franchetti" promuove il nono ciclo di incontri relativi alla conoscenza della cultura ebraica declinata nelle diverse espressioni del suo patrimonio storico, culturale e sociale. D terzo incontro, a cura di Lorenzo Montagner, Conservatore del Museo 'Tazio Nuvolari" (con due brevi introduzioni di Andrea Ranzato, sul concetto di "Giusto", e di Antonio Patuzzi, sulla storia sociale del ciclismo in Italia nel Novecento, con particolare riferimento alla prima metà), avrà luogo venerdì alle ore 21 presso l'Aula Magna del Liceo Statale "Isabella d'Este", in via Giulio Romano, 13 e sarà intitolata Gino Bartali: un campione infinito, Giusto tra le nazioni. In «l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare» c'è tutta la filosofia di Gino Banali. Nella vita e nello sport. Per lui, ogni giorno è una buona occasione per rimettersi in bicicletta per eseguire un'altra composizione sinfonica a pedali, ancora migliore di quella compiuta il giorno precedente. Un campione infinito, capace di essere protagonista e vincere in epoche diverse del ciclismo: nel 1938 quando era uno sport pioneristico e nel 1948 quando era romantico. È durante il periodo dell'occupazione nazista in Italia, tra l'autunno del 1944 e l'estate del 1945, che la vicenda dell'uomo Bartali prende una piega inaspettata: Bartali, con la scusa degli allenamenti quotidiani, raggiungeva Assisi dalla Toscana per falsificare in una tipografia clandestina documenti che sarebbero stati utili agli ebrei e agli antifascisti; fogli che Bartali nascondeva nel telaio della bici e che portava al cardinale Elia Dalla Costa, figura centrale nell'organizzazione della Resistenza fiorentina. Gino venne perfino smascherato dai nazisti, ma resistette alla tortura e alle minacce di morte pur di non rivelare il nome del prelato con il quale collaborava. La sua opera contribuì a salvare dai lager nazisti 800 ebrei italiani. Un silenzio su questa storia lungo quarant' anni, poi alla domanda «perché?», lui rispose: «Perché queste cose, quando si è chiamati, si fanno e basta. Io non l'ho fatto per avere dei meriti, l'ho fatto soltanto per fare il mio dovere di uomo, di italiano e di cristiano». Ai docenti che ne faranno richiesta verrà consegnato un attestato di partecipazione alla conferenza. L'ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza.

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