Il patrimonio dell'ebraismo nella canzone nordamericana (GAZZETTA DI MANTOVA 20/04/2017)

Stampa

Domani alle 21 nell'Aula Magna del liceo "Isabella d'Este" toma il ciclo di conferenze a ingresso libero, organizzato dall'associazione di Cultura Ebraica "Man tovà - La città della manna buona" in collaborazione con la fondazione "Istituto Franchetti" e il Comune di Mantova. L'incontro dal titolo "Dal vento di Qohelet a Blowin' in the wind. Il patrimonio dell'ebraismo nella canzone nordamericana" avrà come relatori Andrea Ranzato e Roberto Grossi. Il libro di Qohelet (il cui nucleo sta nella frase, che ricorre, "vanità delle vanità", ossia somma vacuità e insignificanza delle cose), tradotto dalla cultura greco-latina come "Ecclesiaste", «si configura - spiegano gli organizzatori - come un unicum della cultura ebraica; infatti rispetto ai testi della Bibbia ebraica/Antico Testamento, non è il dialogo fra il popolo di Israele e Dio a definire l'argomento, ma più un percorso esperienziale in cui l'uomo deve cercare di raggiungere la sapienza per comprendere la realtà della vita». Un processo circolare che produce come risultato la consapevolezza che nulla può essere paragonato al volere supremo. «La profondità del testo aggiungono - è mitigata e abbellita da espressioni poetiche che creano una forte suggestione e ne semplificano la comprensione (il terzo capitolo, notissimo, inizia ad esempio con una pagina straordinaria: "C'è un tempo per nascere / un tempo per morire", e via via). Ora: il vento di Qohelet continua a soffiare fino a colmare l'arcata di senso che arriva fino alla seconda metà del Novecento, condizionando l'opera di quattro artisti di origine ebraica come Bob Dylan, Leonard Cohen, il duo Paul Simon & Art Garfunkel e Billy Joel». Attraverso l'analisi dei lavori di questi cantautori (in special modo Blowin' in the Wind di Dylan, Hallelujah di Cohen, The Sound of Silence di Simon & Garfunkel), Ranzato e Grossi «illustreranno in che modo il patrimonio ebraico abbia permeato i testi di alcuni brani che divennero icone della loro epoca, portavoci delle istanze del momento, interpreti della fragilità dell'uomo messo di fronte a se stesso». La risposta sta soffiando nel vento, «mai sopito, della cultura ebraica, la quale conserva quella capacità di (ri)leggere il mondo anche nel corso dei millenni, e che può toccare profondità inusitate anche in un ambito apparentemente "leggero" come la canzone: tanto da meritare, nel caso di Bob Dylan, un riconoscimento prestigioso come ü premio Nobel per la letteratura 2016». Ingresso libero.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione accetta il loro uso Guarda nel dettaglio i termini della legge privacy policy.

Accetto i cookies per questo sito.