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Sei qui: Rassegna Stampa Dopo 4 anni letto al Bibiena il «mai più» di Fabio Norsa (GAZZETTA DI MANTOVA 28/01/2016)

Dopo 4 anni letto al Bibiena il «mai più» di Fabio Norsa (GAZZETTA DI MANTOVA 28/01/2016)

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Nel consiglio congiunto l'intervento scritto prima della scomparsa nel 2012. Sembrava di rivederlo parlare, con la sua passione, lui ebreo, che si metteva sullo stesso piano di sinti-rom e omosessuali, che promuoveva incontri per far conoscere tutte le religioni, anche l'islam. Fabio Norsa era il capo della comunità ebraica mantovana, morto a 65 anni nel 2012, poco prima della Giornata della memoria. L'intervento che non potè fare allora, è risuonato, attualissimo, ieri al Teatro Bibiena con la voce di Marida Brignani al consiglio comunale e provinciale congiunto per la Memoria. Lo hanno aperto i presidenti Massimo Allegretti e Simone Pistoni, il sindaco Mattia Palazzi e il presidente della Provincia Alessandro Pastacci. Poi gli interventi di Carlo Benfatti e Marida Brignani dell'Istituto mantovano di storia contemporanea. In sala consiglieri, assessori, sindaci dei paesi, il prefetto Carla Cincarilli, le autorità militari, Luigi Benevelli dell'Anpi, Maurizio Bertolotti dell'Istituto di storia e tanti, tanti altri. Presenti la famiglia di Fabio Norsa, con la vedova e il figlio presidente dell'Istituto Franchetti; e il successore in comunità Emanuele Colorni. Notando che da quando si celebra la Giornata della Memoria, Mantova evita i riti ripetitivi, più d'uno ne ha dato merito a Norsa che sempre invitava a ricordare Auschwitz e la Shoah per dire un "mai più" nell'oggi. «Se ci ustionassimo una mano sul fuoco - scriveva poco prima di morire - faremmo bene a dire mai più... ad avere coscienza di cosa è il fuoco. Mai più significa agire in coerenza con la consapevolezza maturata. E se una consapevolezza fosse stata prodotta, oggi la testimonianza più vera sarebbe la visita a un campo Rom nella nostra città o in qualche area dove lavoratori migranti vivono ammassati come bestie in attesa di raccogliere i pomodori, in qualche casa fatiscente dove italiani meno fortunati muoiono per crolli inevitabili, in qualche mensa che si sforza di alleviare la povertà, in qualche centro diurno per disabili costretto da fondi sempre più scarsi a lavorare sempre meno». E ancora: «L'attenzione alle espressioni di pregiudizi, discriminazioni, emarginazioni, intolleranza e demonizzazione del diverso e agli atti di antisemitismo non può essere delegata ai soli soggetti colpiti, ma all'intero contesto sociale e civile, che non può esimersi da tale impegno senza risultare colpevolmente complice. Desidero sollecitare voi tutte e tutti a chiederci se le vittime che oggi celebriamo con la Giornata della Memoria sono lì dove altre vittime continuano ad essere nella sfera della nostra retorica. Un cordiale Shalom. Fabio Norsa». Affrontare i diversi e la paura non è facile, ma il lavoro che si fa sulla Shoah, hanno detto i rappresentanti delle istituzioni locali, può aiutare a trovare la giusta via. Anche riflettendo su chi, a costo della propria vita, si ribellò per salvare e proteggere gli ebrei che «uno Stato europeo del '900, tra i più avanzati» aveva deciso di sterminare in modo scientifico. Sono i Giusti, i cui nomi sono scritti nel Giardino dello Yad Vashem a Gerusalemme. Oltre 600 gli italiani e fra loro due mantovane, Margherita Beduschi Zanchi di San Martino dall'Argine e Ada Tommasi di Poggio Rusco. Cario Benfatti ha raccontato di loro e del contributo per salvare gli ebrei di Ida Zangrossi Raffaldini e di don Primo Mazzolari. Oggi il nuovo cimitero è il Mediterraneo con i migranti in fuga da guerre e povertà. Un pensiero è venuto da tutti. Palazzi ha auspicato che l'Europa non tomi indietro abolendo il trattato di Schengen, Allegretti, Pastacci e Pistoni hanno accennato all'attualità dei profughi e al ruolo dei giovani. E' stato citato il bei Memoriale della Shoah al D'Arco-D'Este, ma anche il lavoro del liceo Belfiore sul viaggio della nave Saint Louis con profughi ebrei in fuga dalla Germania e più volte rifiutati, ma anche del coraggioso comandante. Sempre al Bibiena, si è poi tenuto un suggestivo Concerto dell'Accademia con musiche di Mahler e di Hindemith, entrambi "cancellati", il primo perché di origini ebraiche e il secondo per la sua difesa della libertà creativa nell'arte. Nella parte centrale, l'esecuzione in prima assoluta di sei brani di Andrea Mannucci, ispirati a scritti di Anna Frank, Primo Levi, Joyce Lussu, Monika Domke ed Èva Pickova. Hanno suonato il Quartetto dell'Accademia con Paolo Ghidoni primo violino, e l'Orchestra Ned Ensemble diretta da Mannucci, con gli studenti di teatro del liceo Bagatta di Desenzano. «Il nostro contributo come Accademia Virgiliana - ha spiegato Paola Besutti - è di difendere sempre la creatività e la libertà dell'arte».

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