"La Pasqua ebraica" domani chiude gli incontri di cultura (GAZZETTA DI MANTOVA 05/03/2014)

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Un percorso attraverso la cultura ebraica, Un'analisi che ha coinvolto aspetti storici, artistici, religiosi stimolando spunti di riflessione sui temi fondamentali dell'ebraismo. Con approfondimenti legati ai due testi sacri: la Torah e il Talmud. Questo, in estrema sintesi, il viaggio di "Quattro millenni per un immaginario", il corso di cultura ebraica che anche quest'anno ha coinvolto un pubblico numeroso e si sta avviando alla conclusione. Sì perché domani alle 21, nell'aula Magna della Fondazione Università di Mantova, in via Scarsellini 2, è in programma l'ultimo incontro di questo ciclo sostenuto dalla Fondazione Franchetti e patrocinato dalla Comunità ebraica di Mantova. E il tema è tra i più importanti tra quelli trattati: la Pasqua ebraica. A parlarne è Stefano Patuzzi, docente del corso nonché socio ordinario dell'associazione italiana per lo studio del Giudaismo, presidente dell'associazione Man Tovà e autore di saggi pubblicati in Italia, Inghilterra e Stati Uniti. Patuzzi a lei è affidato il compito di spiegare al pubblico cosa significa metaforicamente "Uscire ogni anno dall'Egitto". Come illustrerà questo "viaggio" e U senso della festività che ricorda l'Esodo e la liberazione del popolo israelita dall'Egitto? «Inizierò con il contestualizzarla all'interno del calendario ebraico. La Pasqua ebraica, che vanta circa 3300 anni di storia, costituisce infatti una delle sommità del ciclo annuale delle festività. Accompagnerò dunque il pubblico in un itinerario che, a partire dal racconto biblico della liberazione del popolo ebraico dall'Egitto, approderà a una lettura dei valori, attualissimi, che quella narrazione ha suscitato e portato con sé attraverso i millenni. Dunque se originariamente si parla di una schiavitù vera e propria oggi si potrebbe declinare questa festività pensando alle molte schiavitù che caratterizzano la vita di ogni giorno. Il passaggio, poi, da quest'ultima alla libertà comporta anche quello dalla dipendenza all'indipendenza e dunque e alle conseguenti responsabilità. Un itinerario insomma non diverso, nella sostanza, da quello che ogni essere umano compie verso i privilegi e gli oneri, le responsabilità dell'essere adulti. Tutto ciò sia da un punto di vista personale che comunitario, dunque sociale». Durante l'incontro si farà riferimento anche a gesti, rituali, cibi e letture? Parlando ad esempio del "séder" la cena della prima sera nel corso della quale vengono rievocate e discusse, secondo un ordine prestabilito, le fasi dell'Esodo, rileggendo l'antico testo della Haggadà? «La trattazione, in accordo con la fisionomia di questo ciclo e dell'associazione di cultura ebraica "Man Tovà" che lo propone, avrà un taglio in special modo storico-culturale. E proprio in questa prospettiva mi soffermerò su alcuni punti salienti del séder, ossia della cena rituale della Pasqua ebraica, ricchissima di elementi simbolici. Mi concentrerò in special modo su due elementi centrali: il pane azzimo e le erbe amare. Cosi come inviterò il pubblico a riflettere sul fatto che il séder è anche caratterizzato da una serie di domande, di solito poste dai bambini presenti. Naturalmente domande prestabilite che sono parte integrante del testo della "haggadà", del racconto della liberazione dall'Egitto, e dunque sempre uguali di anno in anno ma, proprio per questo motivo, sono veicoli di alcuni concetti fondamentali sia relativi a questa festività, sia più in generale caratteristici della mentalità religiosa e culturale ebraica». Rimanendo nel discorso di Haggadà sulla copertina del suo ultimo libro "Una tavola apparecchiata" compare una bella immagine dall'antico testo stampato a Mantova in cui è ritratto il processo di preparazione delle azzime. Che particolarità ha? «Non si sottolineerà mai abbastanza l'importanza della Mantova ebraica per lo
meno dal Quattro al Seicento. Per la cultura ebraica Mantova fu infatti in quei due secoli davvero un faro di importanza mondiale. E proprio nella nostra città vide la luce la prima "haggadà" illustrata stampata in Italia. L'immagine che compare sulla copertina del mio libro "Una tavola apparecchiata" è appunto tratta dall'edizione mantovana del 1560 della "haggadà" di Pésach, cioè della Pasqua ebraica. In questa immagine è riassunto il procedimento di creazione delle matzòt, delle azzime, dall'impasto alla cottura. Che, come si può vedere dall'illustrazione, coinvolge donne e uomini, in rappresentanza dell'intera comunità». Pésach quest'anno cadrà dal 15 al 22 aprile. Come verrà festeggiata dalla Comunità Ebraica di Mantova? «Come tutti gli anni, anche in questo - che è il 5774 secondo il computo ebraico - la comunità di Mantova festeggerà con un séder comunitario nel quale, come da tradizione, avranno un ruolo speciale e fondamentale i bambini. Verrà letto l'antichissimo testo della "haggadà", il racconto della liberazione dall'Egitto intrecciato ad alcune riflessioni rabbiniche e ad alcuni canti particolarmente gioiosi e, naturalmente, verranno serviti in tavola gli elementi alimentari tipici di questo momento, ossia - per non ricordarne se non alcuni - le azzime, le erbe amare, l'uovo sodo , i quattro bicchieri di vino».

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