Ebraismo: una fede il cui pilastro è lo studio (LA CITTADELLA 07/02/2014)

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I libri sacri sono la legge: da studiare incessantemente. E lo "studiare" coincide con il "fare".
«L'ebraismo non è mai un'autentica verità, bensì rappresenta una strada, la "via interpretativa" delle narrazioni e degli insegnamenti sacri, che sono da indagare e da studiare costantemente!»: in estrema sintesi, questo è ciò che ha argomentato e spiegato, nel suo discorso introduttivo (poco prima di addentrarsi nell'esposizione della relazione vera e propria...), il prof. Stefano Patuzzi, quando è intervenuto alla tavola rotonda dedicata alla memoria di Fabio Norsa, che si è svolta nella serata di venerdì 24 gennaio, a Montanara (presso la Sala consiliare della "Corte Spagnola", dove si trova la sede municipale del Comune di Curtatone), e che è stata promossa e organizzata, appunto, da questa Amministrazione comunale dell'Hinterland, con la collaborazione e assieme al Consiglio direttivo della Comunità Ebraica virgiliana. La conferenza scaturita da una precisa iniziativa, messa in campo dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Curtatone, guidato da Alessandro Benatti, nonché dallo stesso sindaco, Antonio Badolato, era stata pensata proprio per "commemorare" il sopracitato Fabio Norsa, che abitava sul territorio curtatonese, a San Silvestre, che era il presidente della suddetta "Comunità Ebraica" della provincia di Mantova (lo è stato per circa 21 anni), e che è scomparso il 7 gennaio 2012. L'incontro (alla pari di quello che lo aveva preceduto, l'anno scorso), era nato dunque dal desiderio di"omaggiare"Norsa (che tra l'altro è stato anche il presidente dell'Istituto "Giuseppe Franchetti", dal 1993,fino al giorno del suo decesso: ora gli ñ succeduto il figlio Aldo!), ovvero di onorare il grande lavoro, in funzione del "dialogo" e della "pace", portato avanti per molto tempo da questo concittadino assai speciale. Uomo di fede, dotalo di una rilevante cultura, Norsa si è infatti impegnato e prodigato per tutta la vita, nel cercare di favorire il dialogo ñ l'avvicinamento tra le diverse religioni, combattendo e lottando contro ogni forma di divisione, chiusura, pregiudizio e preconcetto (peraltro, aveva pure ricoperto la carica del presidente di "Articolo 3", l'Osservatorio mantovano riservato al settore delle discriminazioni). Del resto, l'intera attività e tutte le opere compiute (al di là dei tanti incarichi sostenuti...), ne hanno allora determinato e forgiato la"statura", restituendolo alla collettività quale "uomo simbolo" per eccellenza della filosofia e della "tesi" del dialogo. Il convegno in questione, è stato perciò progettato e ideato con l'intento di vivificarne pienamente il ricordo, evitando tuttavia di commettere l'errore di "imbalsamarlo", dicristallizzarne la figura, e di ammantarla di retorica! Allo scopo di non riuscire a cadere in quest'ultima, bisognava affrontare i temi cari a Norsa, in un'ottica di completo e sereno confronto. L'appuntamento (aperto a tutta la cittadinanza), ha quindi offerto un'importante occasione di confronto, un vivace momento di dialogo, fra le due antiche tradizioni religiose, il Cristianesimo e l'Ebraismo, accomunate dalle stesse "radici" condivise... II raffronto, il paragone, tra le due culture, partiva e si fondava sulle analogie che le possono unire, e sulle differenze che invece le "separano", a proposito di alcuni concetti-chiave quali "fede", "pentimento", e "perdono". Non a caso, il titolo scelto, per questo dibattito, era per l'esattezza il seguente: "Queste sono le parole: la fede, il pentimento e il perdono, nei testi delle tradizioni ebraica ñ cristiana". Come si è già parzialmente raccontato (su La Cittadella della settimana scorsa, a pagina 5), il programma contemplava la presenza (al tavolo dei relatori) di due illustri esperti: Stefano Patuzzi, noto ebraista, e docente di Cultura ebraica presso la Fondazione universitaria, che è pure un membro ñ componente, nella veste del socio ordinario, dell'Aisg (ovvero l'Associazione italiana per lo studio del Giudaismo), e mons. Paolo Gibelli, vicario episcopale per i Rapporti con il territorio. I due "resoconti", simmetrici e speculari, e nel contempo "contrapposti", costituivano naturalmente il momento-clou della serata, il culmine centrale e l'aspetto principale della discussione: le "lezioni'' di Patuzzi e don Gibelli (e le considerazioni e riflessioni collegate), hanno permesso a tutti di comprendere assai meglio certi passaggi e numerose sfumature, sebbene che la materia trattata e sviscerata si mostri piuttosto complessa (i loro ragionamenti sono cioè apparsi abbastanza semplificali e resi accessibili per chiunque: difalti, entrambi si erano prefissati l'obiettivo di conferire un carattere più divulgativo ai loro rispettivi interventi, attribuendo cosi al lutto una connotazione poco specialistica). DISCUSSIONE E ATTUAZIONE L'ambito culturale del Cristianesimo ñ l'arca culturale dell'Ebraismo risultano in definitiva contraddistinte da un rapporto che non ñ assolutamente "esclusivo", ma che si rivela comunque singolare, e alquanto intenso! L'unicità e la specialità della relazione che intercorre fra l'Ebraismo e il Cristianesimo, sono state confermale da Patuzzi, il quale, prendendo la parola, ha tuttavia notato come la relazione stessa, sia derubricata come "ovvia", mentre invece none affatto così: «Sicuramente, - ha detto - è corretto che venga puntualizzato come le nozioni di fede, pentimento, e perdono, siano in parte presenti già in altre dottrine e culture. Però, è chiaro che le altre culture non possono competere con il legame peculiare che "congiunge" le uniche due "confessioni" capaci di formare, in Italia, da sempre e più di ogni altra, generazioni ñ generazioni di persone: cioè appunto quella ebraica, accanto a quella cristiana, nella sua "varietà", cioè il Cattolicesimo prima di tutto, ma anche le altre fedi cristiane "di minoranza"! Per quanto concerne l'Ebraismo, - ha proseguito poi il responsabile dell'Associazione "Man Tova", che oltre a essere l'autore di svariate pubblicazioni, insegna anche per diversi corsi di laurea o formazione, e in incontri di studio, che si tengono presso l'Università - il suo tratto distintivo è la verticalità. Per noi, la dimensione della religiosità, in pratica non esiste... - ha continuato - O meglio, la dimensione religiosa coincide,è compenetrata,con il diritto. L'ebraismo storico, è già d i per sé il Di ritto. Per chi professa questa fede, dunque, si tratta di "adattare" e di tradurre nella realtà quotidiana, nei propri comportamenti, tutti gli insegnamenti che provengono dall'alto, dai testi sacri, che servono per sapere e per comprendere che cosa è etico, ñ che cosa non lo è, che cosa è giusto. e che cosa è sbagliato, ovvero, per conoscere quali sono le conseguenze delle nostre scelte, di qualunque nostra azione... Il Cristianesimo, forse, poggia su una base di natura più dogmatica; e dopo, i "dogmi", si trasformano in cultura, prassi, in atti e opere... Nel nostro caso, il focus è spostato, sin dall'inizio, sul piano del "fare". Il testo sacro... è la Legge. Però,le sue indicazioni normative, prima di essere declinate sul versante del fare v'ero e proprio, vanno interpretate. Non è per nulla casuale, infatti, che la nostra fede sia strettamente connessa all'idea dello "studio". Questo, è un concetto fondamentale... Il "Talmud", il nostro immenso e monumentale libro, composto da oltre 60 volumi, e che contiene circa 2 milioni di vocaboli, non è altro che la prassi interpretativa delle Sacre Scritture, che diventa un insieme di norme: economiche, sociali, politiche, e via discorrendo... Bèli, questo termine, "Talmud" significa per la precisione questo: "studio". "discussione", "insegnamento", "trasmissione orale"...». Nella sostanza, il "Talmud". consiste allora nella trasmissione orale della "Torah" scritta (tanto che a volte viene denominato "Torahoralc"), la quale corrisponde a sua volta alla "legge", ñ risulta articolata nei primi 5 testi della "Tanàkh" (si tratta di un acronimo, che designa tutti i libri sacri dell'ebraismo, indicati comunemente come la "Bibbia degli Ebrei", e noti pure con il nome greco di "Pentateuco"; questi libri. assieme ad altri non riconosciuti quale "canone" dall'Ebraismo, Da sinistra: mons. Paolo Gibelli, Antonio Badolato, Stefano Patuzzi, ed Emanuele Colorni costituiscono l'Antico Testamento della "Bibbia cristiana"!). Semplificando dunque il discorso, si può ritenere che la Torah è la "legge scritta", rivelata e ricevuta direttamente dal capo dei profeti, Mosè, ed ereditata eternamente dal popolo ebraico: tutto quanto discende da li. Il "Talmud", invece, è il modo di pensare l'Ebraismo, dopo la Torah, dopo il "Vecchio Testamento": è la Legge che si fa vita... Ed è composto da discorsi, interpretazioni, tesi, incluse le discussioni dei Rabbi ni, di ogni epoca: «Questi studi, sono essenziali! -ha ribadito Patuzzi - Esistono 613 precetti: e tutti, possiedono un fondamento nella Fede; tuttavia, si racconta che il "comandamento dello studiare" vale ed eguaglia tutti gli altri, messi insieme. Studio, vuole dire attuazione: perché ciò che si studia, si deve fare. Fede e istruzione coesistono con la crescita umana!».

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