Pentimento e perdono per ritrovare se stessi (GAZZETTA DI MANTOVA 26/01/2014)

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Tre concetti oggi più attuali che mai, che nascono nel contesto religioso ma allo stesso tempo ne escono per adattarsi alle esperienze di ogni individuo della comunità. La fede, base di tutto, e il pentimento, insieme al perdono, altri due pilastri nelle tradizioni ebraica e cristiana. Sono stati i temi scelti per la tavola rotonda a Curtatone dedicata alla memoria di Fabio Norsa, già presidente della comunità ebraica di Mantova. Un'iniziativa annuale, organizzata dal Comune dell'hinterland e dalla comunità ebraica di Mantova, che venerdì ha riempito il municipio di piazza Corte Spagnola. Ha aperto la serata il sindaco Antonio Badolato. «Vogliamo ricordare la figura di Fabio Norsa, nostro ex concittadino, uomo per eccellenza simbolo del dialogo tra culture e religioni diverse e che ci ha ispirato l'ideazione di un momento di incontro tra due diverse tradizioni». Badolato ha proseguito parlando dell'importanza del dialogo. «Deve posare su elementi forti, come la capacità di ascolto e deve essere un concetto da trasformare in pratica. Anche la fede, il pentimento e il perdono non sono di poco conto e hanno un forte legame tra loro sia per l'ebraismo sia per il cristianesimo. Quando vado in Israele e mi avvicino al fiume Giordano - ha confidato - sento di venire da lì e non mi sento mai straniero». Un prologo che ha fatto scattare un lungo applauso. «Volevo segnalare una coincidenza - è intervenuto Emanuele Colorni, presidente della comunità ebraica mantovana, che rappresenta anche i territori di Brescia e di Cremona -, qualche giorno fa si è celebrata la giornata di riflessione sul dialogo ebraico-cristiano e uno dei principali punti toccati è stato il comandamento "non rubare", molto attuale e calzante alle cronache di oggi, cosi come lo sono quelli di questo tavolo». A prendere la parola è stato poi Stefano Patuzzi, presidente dell'associazione di cultura ebraica "ManTovà", e docente di incontri che si tengono all'università. «La Torah indica una cosa semplicissima, ha detto Patuzzi, "ciò che è odioso a tè non farlo ad altri" e questo concetto ci porta verso la fede, nell'ebraismo legata allo studio, che le azioni devono però sempre superare in qualità. Si è chiamati ad agire ogni volta meglio della precedente. Il pentimento na sce da una visione intema - ha spiegato l'ebraista - e che diventerà visibile solo in seguito». «Peccare non è percepito come violazione, ma è un allontanamento dal proprio sé e il pentimento è un ritorno verso se stessi. Il pentimento parte da chi ci ha offeso, mentre il perdono riguarda chi ha subito l'offesa, che deve essere incline alla riappacificazione e non cadere nell'ira». Poi Patuzzi ha citato un altro versetto: «Non si cerchi vendetta e non si riservi rancore», in queste parole sono racchiusi fede, pentimento e perdono». Paolo Gibelli, parroco di Cerese e Cappelletta e vicario episcopale per i rapporti con il territorio ha concluso l'incontro. «Nel cristianesimo l'uomo si affida completamente a Dio, da una risposta d'amore, perché fede è obbedienza e nasce dall'ascolto. Credere vuol dire fidarsi e tuffarsi in Dio, mentre eravamo ancora peccatori Dio è morto per noi e per ciò la chiesa è una comunità di peccatori convertiti. Le relazioni si riconquistano attraverso il perdono». Il vescovo Roberto Busti ha ricordato Fabio Norsa, che "rimarrà nel cuore della comunità". Tra il pubblico c'erano anche la vedova e i figli di Norsa. Aldo è l'attuale presidente della Fondazione Istituto Franchetti.

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