L'eleganza e il brio degli inglesi in un'esecuzione di gran livello (GAZZETTA DI MANTOVA 28/12/2013)

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Con una costanza ed uno spirito di sacrificio lodevoli, l'associazione Ricercare Ensemble prosegue il suo itinerario a cadenza annuale fra i capolavori corali-strumentali di ogni tempo. Le difficoltà, soprattutto d'ordine economico, non mancano (ed anche in tempi migliori non sarebbe semplice risolverle, date le ambiziose ed impegnative progettualità), ma pure stavolta, per il ventiseiesimo anno consecutivo, il Concerto di Natale, diretto come sempre da Romano Adami, è giunto a compimento nella comice ormai consueta della chiesa del Gradaro, ampia il giusto e dotata di un'acustica apprezzabile, qualità rara per un edificio sacro. Riprendendo una rete di collaborazioni collaudata con successo gli anni scorsi, il Ricercare Ensemble anche in questa occasione s'è presentato a fianco dell'orchestra barocca fondata da Francesco Moi, la folta ed ottima Accademia degli Invaghiti, e contando su una selezione di solisti di canto che da molto tempo appaiono nei concerti dell'associazione e cioè Anna Simboli, Elena Bertuzzi, Andrea Arrivabene, Francesco Gherardini, Alessio Tosi e Matteo Bellotto: voci solide, fidate, stilisticamente attendibili, generalmente operanti su un piano di bella qualità vocale dove anche la necessaria comprensibilità della parola cantata trova il suo giusto rilievo. E in questa serata i testi non erano certo meno rilevanti della musica, orientandone l'espressione e la forma, incitandone il ritmo, accrescendone il valore e l'emozione: dall'Ode di Henry Purcell, Comme ye sons of art away, scritta nel 1694 per il compleanno della poco più che trentenne regina Maria II Stuart d'Inghilterra, salita al trono 5 anni prima, al Te Deum HWV 278 (uno dei 4 esistenti) ed all'Ode per il giorno di Santa Cecilia di Friedrich Haendel, presentati a Londra rispettivamente nel 1739 e nel 1713, si assisteva ad un ampio squarcio di aristocratica e spettacolare vita musicale inglese: un quadro dalle tinte accese, di magistrale pittura, fra echi di una magnificenza di costumi sociali e la raffinatezza di un gusto assolutamente coinvolgente, perché Haendel e Purcell (il primo in realtà tedesco di nascita) hanno lasciato in queste pagine famose ed am mirabili le tracce di un sapere compositivo saldamente intrecciato con l'energia della più trascinante abilità comunicativa, senza per questo mai scadere in un'arte, per così dire, di servizio, dove l'ispirazione possa apparire inaridita. L'occasione qui dunque appare sempre come un pretesto per invenzioni che, piuttosto, lasciano sbalorditi per fantasiosità ed intelligenza, per bellezza e sensibile respiro nella capacità di rivolgersi alla massa utilizzando una speculare moltitudine di esecutori. Il tutto, sull'arco di un impegno notevole che ha raggiunto le due ore, realizzato con chiarezza ed intensa partecipazione dai nostri interpreti sotto il gesto chiaro e costante di Romano Adami, ma con una punta di particolare efficienza e di scolpiti contrasti, cosi è parso, nella Ode per il giorno di Santa Cecilia, ossia la pagina finale del programma che ha portato in evidenza anche un eccellente gruppetto di solisti strumentali chiamati a dipingere quell' immaginario processo con il quale dalla "celeste armonia" la musica discese per arricchire l'uomo, a simbolica sintesi dell'intera serata. Molti, prolungati e meritati applausi per tutti.

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