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La cultura ebraica fa subito seguaci (GAZZETTA DI MANTOVA 09/09/2013)

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Man Tovà in una sola mattinata ha già fatto decine di nuovi soci. La neonata associazione di cultura ebraica è stata presentata ieri nell'ex Sacrestia della Ss.Trinità dell'Archivio di Stato, dal presidente Stefano Patuzzi in occasione della presentazione del libro "La culla dei Pinzi, storia degli ebrei di Rivarolo Mantovano tratta dagli archivi notarili" scritto dall'ultimo discendente diretto Ermanno Finzi. Così all'usata, oltre alla coda per salutare l'autore, c'era quella per iscriversi. «E' formata da ebrei, come il presidente della comunità mantovana Emanuele Colorni e dal presidente dell'Istituto Franchetti, Aldo Norsa, che sono i due vicepresidenti, e da non ebrei - ha spiegato Patuzzi che ebreo non è, ma si è imparato il non facile ebraico e via studiando e pubblicando -. A unirci l'interesse per la storia, la musica, il passato come l'attualità. Noi vorremmo utilizzare anche le ricerche fatte in ambito universitario per fecondare il territorio, farli arrivare alla gente». E ha ringraziato per la presenza l'assessore comunale Marco Cavarocchi, il direttore della Teresiana e del Baratta Cesare Guerra e Alberto Sarzi Madidini della Pro Loco di Sabbioneta. "Man Tovà" si occuperà di Mantova, ma anche della storia ebraica dei Comuni del Mantovano, dai più noti ai minori, e sono tantissimi quelli che un tempo ospitavano comunità ebraiche. Gli altri soci fondatori sono Ermanno Finzi, Angelica Bertellini, Nora De Giacomo, Manuela Norsa, Tina Cappellini, Loredana leghziel e Andrea Ranzatova. La sala era stralcolma e il clima effervescente grazie alla proverbiale ironia ebraica che evidentemente non si perde nemmeno dopo 4 o 5 generazioni di perduta fede, e addirittura di battesimi cristiani come avvenuto ad Ermanno Pinzi, venuto ad abitare a Rivarolo, la culla della famiglia che in realtà se n'era andata già da 150 anni: a Milano, poi Castiglione delle Stiviere, Brescia e infine Padova. Manna buona. Il nome dell'associazione "Man Tovà" è stato spiegato da Mauro Perani: significa Manna buona, anche se manna richiederebbe l'aggettivo maschile, ma già a fine Quattrocento gli scrivani usavano il gioco di parole e si trovano libri con l'intestazione: copiato a Man Tovà e la data. Effettivamente Mantova, sotto i Gonzaga, era un buonluogo dove vivere e lavorare per gli ebrei, ma soprattutto era la città "ebrea" più importante della Lombardia, quando Milano contava pochissime famiglie, mentre oggiha un'importante comunità. A Mantova il 7-8% della popolazione cittadina ai primi dell'Ottocento era ebrea, circa duemila persone. Ma Rivarolo, "la culla dei Pinzi" che oggi è un piccolo Comune, sia pure con una splendida piazza e le antiche porte murarie, era la quarta comunità ebraica in Lombardia, in mezzo Bozzolo e poi Sabbioneta. Le famiglie di Rivarolo. A Rivarolo, ha raccontato Daniela Ferrari, direttrice dell'Archivio di Stato, le importanti famiglie ebraiche sono state i Levi, poi i Pinzi e i Guastalla. Quanto ai ricercatori di ogni età, italiani e stranieri, che frequentano l'Archivio di Stato, ha precisato scherzosamente, non sono "topi di documenti", ma persone appassionate. Come del resto si è visto in questi giorni di festivaletteratura con il successo degli incontri sulle genealogie. Ad esempio, spulciando per dieci anni come limoni da cui esce solo qualche goccia milioni di atti notarili, Ermanno Finzi ha rico struito anche l'ambiente in cui vivevano le varie generazioni. «I Pinzi ad esempio avevano il monopolio delle filande di seta nel Settecento e molte trasformazioni agricole avvenivano grazie ai prestiti e poi all'iniziativa degi ebrei». La ricerca di Finzi. «Io avevo notizie fino al trisavolo Giuseppe, il patriota risorgimentale. Andando a ritroso sono riuscito a risalire fino al 1370: i Finzi, allora chiamati Finci alla latina - ma il significato della parola non l'ho scoperto - da Recanati nelle Marche si erano spostati a Padova, sempre per trovare nuovi sbocchi di lavoro, poi Legnago, Gazzuolo e Rivarolo». Negli archivi notarili, ha ricordato Ermanno Finzi, si trovano date, luoghi, contratti, vendite, acquisti, nozze, te stamenti e suddivisioni. «Ma è anche una sfida cercare l'albero genealogico perché i cognomi cambiano nel tempo, soprattutto prima del Seicento a volte veniva riportato solo il nome e poi "l'ebreo". I cognomi si modificavano, nascevano come traduzione ebraica del nome di persona». Il libro, che avvia la collana Qehillà (comunità) che Marina Di Pellegrini dedica alle famiglie e comunità ebraiche del mantovano, è molto bello e curato, hanno notato in molti. Emanuele Colorni, presidente della comunità ebraica, si è soffermato sull'illustrazione: una ketubà (contratto di nozze) per lo sposalizio fra Leone Vita Finzi ed Elena Leà Tedeschi a Rivarolo nel 1726. Raramente gli ebrei usavano decorazioni e disegni specie sui contratti, ma quelli di nozze erano speciali, «descrivevano anche i rapporti con le cognate, e chiarivano che la donna in caso restasse vedova doveva poter vivere dignitosmente e mantenere i suoi figli senza dover tornare alla casa dei genitori».

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